Il CBD presto autorizzato in Francia

Non è più il processo degli uomini della « coscia di ndrangheta », è il processo di Giancarlo Pittelli, anzi non è nemmeno più un processo, è una frase sommaria di condanna. Questo è stato deciso dalla RAI con la diffusione, lunedì sera, di un episodio di Direct TV in stile sovietico. Forse perché non è ancora stato trovato un tribunale i cui giudici non siano incompatibili per giudicare gli accusati del Maxiprocesso di Nicola Gratteri. Forse perché nessuno è Einstein e non è in grado di distinguere la posizione di quella degli 416 accusati che appaiono ogni giorno a partire dal 16 gennaio nella maxi-struttura di Lamezia dove si celebra il processo di « Scott Rebirth ». O è per una ragione insondabile, di quei professionisti anti-mafia che continuano a rimanere in un passato di massacri e devastazioni che (per fortuna) non esistono più, ma senza i quali molte persone rischiano di rimanere disoccupate.

Forse è per tutte queste ragioni combinate che la RAI, questo servizio pubblico che tutti gli italiani pagano festosamente sulla loro bolletta dell’elettricità, ha deciso di tagliare la testa al toro e di annullare il processo. Allora, a cosa serve? La sentenza è presto pronunciata: tutti colpevoli. Nonostante ciò che la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, aveva solennemente dichiarato due giorni fa riguardo al principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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Un film dell’orrore.

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Si trova sempre un giornalista a questo scopo, Riccardo Iacona. C’è già un direttore, Riccardo Iacona, così come un direttore d’orchestra e un tecnico delle luci. Sempre lui, Riccardo Iacona. La prima immagine è evocativa, un’ammucchiata di luci cobalto e la voce narrante che ti mette subito le mani alla gola: Vibo Valentia e la sua provincia si illuminano di blu, con tremila poliziotti e uomini del SIG che assediano 334 arrestati e 416 sospettati. Le mafie di questi luoghi sono state smantellate con i loro 160.000 abitanti e 50 comuni. Questi sono i Bad Guys. Accompagnato da una musica assordante di una marcia funebre in un film dell’orrore. Ma per fortuna, c’è il Buono. Ecco la prima immagine di soddisfazione del procuratore Gratteri (nel film, apparirà sei volte in totale) durante la conferenza stampa del 19 dicembre 2019, dopo il raid di 334 persone. Non si dice nulla di ciò che è successo nei giorni successivi, le scarcerazioni, le annullamenti ordinate da giudici di diversi gradi, sono intervenuti con una precisione chirurgica sul vero peschereccio effettuato dalla polizia guidata dal procuratore capo. La musica diventa più drammatica mentre l’occhio ufficiale della polizia a bordo dell’elicottero mostra i territori ormai occupati dalle mafie che « si sono inserite in tutti i quartieri della città ». Impressionante, così come l’arresto in treno del boss di ‘Ndrangheta, Luigi Mancuso, dopo due anni di pedinamenti. La seconda immagine di Gratteri durante una conferenza stampa, ciò che conferma.

Ma è subito chiaro che, sebbene sia in effetti un importante leader mafioso in queste regioni di Calabria, non è il vero protagonista del film girato dalla RAI. Il vero soggetto che è vicino agli autori del film dell’orrore viene gettato lì: Mancuso sapeva precisamente il giorno e l’ora in cui è stato arrestato, tanto che ha dovuto recitare davanti. Chi gli ha dato la notizia? Prima dei titoli di coda, l’autore appare in video, che ci allerta dell’esistenza di « uomini infedeli dell’amministrazione pubblica », ci getta il nome dell’avvocato Giancarlo Pittelli, ci rassicura perché centinaia di uomini hanno lavorato all’inchiesta. Terza immagine di Gratteri durante una conferenza stampa. Frase lapidaria: non è un casellario giudiziale, è la democrazia. Fine dell’anteprima.

19 dicembre 2019« Scott Rebirth » inizia come « la più grande operazione anti-mafia dopo quella di Palermo ». Ma dopo un certo tempo, i numeri dovrebbero provocare arrossimenti sulle guance di coloro che hanno condotto l’operazione. Dei 334 ordini di arresto, 203 sono stati annullati: 51 dal GIP, 123 dalla Corte di Libertà, 13 dalla Cassazione senza rinvio e 9 con rinvio. Una sconfitta. Era più di un anno fa. Ma l’orologio della RAI si è fermato a quel 19 dicembre, infatti parla solo dei 334 che si sono ritrovati in carcere, omettendo il fatto che i due terzi di loro sono stati rapidamente ritirati. Si menziona che il procuratore di Catanzaro autorizza una campagna lampo ogni due mesi. Nessun accenno ai numerosi flop che sono venuti dai primi processi di queste operazioni, fino a « Nemea », con otto assolti su 15 e una condanna che, di fatto, anticipa già un giudizio di condanna contro alcuni personaggi del disgelo di Mancuso. Il motivo per cui, se ci sono giudici attenti e rigorosi alla corte d’appello di Catanzaro, il dibattito « Scott Rebirth » dovrebbe essere interrotto per cambiare due dei tre giudici della corte, perché, come ammettono loro stessi, incompatibili per il giudizio precedente: sono gli stessi magistrati di » Nemea ».

Tutta la ricostruzione porta a puntare la telecamera su un Nicola Gratteri in maglione nel suo ufficio (quarta apparizione), che non parla tanto della mafia né dei delitti o dei lupi bianchi. Eppure, nel corso degli anni, la Calabria, come la Sicilia, non ha mancato nulla. Riporta all’intervistatore e autore quanto sia stato abile a liberare gli uffici del procuratore da persone curiose e sospette, inclusa persino una persona che non era calabrese né tantomeno sposata. Mi chiedo cosa ci facesse in quei corridoi. Non è un momento di pace, ma di guerra, afferma il procuratore. La mente si rivolge immediatamente al processo della bunker room, ciò che fa il Dr. Gratteri in questi giorni nel ruolo dell’accusa. Il processo che la RAI considera inutile diventa ora un campo di « guerra ». Inoltre, le immagini dell’ufficio del procuratore si alternano con quelle dello stesso giornalista in un altro ufficio pieno di librerie e boiseries con decine di scatole: si tratta dei procuratori, delle foglie e dei documenti confezionati al ministero pubblico. Non c’è nemmeno lo sforzo di consultare l’ordinanza GIP. La storia della ‘Ndrangheta o la risposta alla domanda ossessiva: come sono diventati i Mancuso i re della regione? Hanno fatto tutto da soli?

Avvocato Giancarlo PittelliSardegna, rifiuto dei giudici di ascoltare la sua versione dei fatti, troppo lungo per le toghe del viaggio da Catanzaro. È accusato di tutto e di niente: prima di associazione mafiosa, poi di concorrenza esterna, ma soprattutto di divulgazione di atti ufficiali. Quello che può sembrare poco, ma non sarebbe così, se avesse davvero fornito al suo assistente Luigi Mancuso Giancarlo Pittelli dovrebbe essere, nella sua intenzione, il grosso pesce del peschereccio. Il suo arresto non è però accidentale, l’avvocato era nel suo mirino da almeno tre anni. Il trattamento a cui è sottoposto è immediatamente particolare, stressante, umiliante: ore di attesa, trasloco in un rapporto completo del pentito che lo accusa. Pittelli nega che ciò sia avvenuto e non ci sono prove. C’è piuttosto il sospetto pervicace che gira attorno a qualsiasi avvocato che difende accusati per crimini mafiosi. Non solo si identifica la persona responsabile del crimine, ma si estendono anche i sospetti all’avvocato.

Per dare un’idea del trattamento che subisce, anche sul piano giornalistico, l’ex parlamentare, quando un foglio di note viene sequestrato sulla sua scrivania, anche nella trasmissione della RAI il manoscritto è chiamato « pizzino », nemmeno Pittelli era Totò Riina. C’è un gioco sul fatto che in Parlamento, l’avvocato, come tutti i suoi colleghi, ma anche i magistrati lo fanno, ha lavorato all’interno della commissione giustizia (i giuristi si rivolgono raramente alle politiche agricole o sociali) e a porre domande al ministro sul diritto penale. Le immagini della classe di Montecitorio vengono mostrate, come se fossero il prolungamento di una situazione ambigua, e si alternano con le immagini riprese per strada, mentre è legale e assistito a entrare nello studio legale.

Arriva a dire che non è stato possibile catturare l’incontro tra i due (cosa che sarebbe anche vietata, o comunque non di procedura utilizzabile), ma che si può comunque immaginare. Si ha quindi il diritto di citare il frutto dell’immaginazione di alcuni carabinieri. Dopo la quinta apparizione del procuratore Gratteri, la parola viene finalmente data per qualche minuto ai due avvocati della difesa di Giancarlo Pittelli, Salvatore Staiano e Disputable Drive. Che cerca di spiegare che il crimine non c’è, e cercano invano di capire cosa significhi l’accusa (e anche Iacona e persino la RAI) per la « messa a disposizione » di Pittelli verso le cosce di Mancuso. Hai raccomandato a tua figlia di andare all’università, ti preoccupi di sapere perché un bambino malato è stato operato? E dov’è la prova del rapporto rubato del pentito?

La RAI potrebbe avere ragione, è inutile fare il processo, se queste sono le « prove ». O forse le manette e tutto ciò che le ha seguite erano inutili? Nel frattempo, l’inconsapevole Riccardo Iacona, dopo averci inviato la sesta apparizione di Gratteri, augura al procuratore un « buon lavoro » e gli manda « un forte abbraccio ». Tutti hanno i loro amici preferiti.

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